Antinomia / Museo di San Domenico – Imola

Enrico Minguzzi – Antinomia

Sabato 12 ottobre, in occasione della Giornata del Contemporaneo, si inaugura alle ore 17 presso il Museo di San Domenico di Imola e alle ore 18.30 presso la Galleria Il Pomo da DaMo Contemporary Art  Antinomia,  mostra personale di Enrico Minguzzi..

 Il titolo Antinomia rimanda ai concetti di contrapposizione e contraddizione che l’artista indaga attraverso il tema del paesaggio.

Il progetto espositivo presenta la più recente produzione di Minguzzi e gli esiti dell’incontro con il patrimonio del Museo imolese, costruendo un percorso che parte dal linguaggio pittorico per approdare alla scultura in 3d. Le opere pittoriche, esposte al piano terra del Museo e presso la Galleria, mostrano una  pittura di paesaggio realizzata ad olio che si sovrappone ai fondi monocromi dai colori fluorescenti in resina epossidica, ponendo superficie e supporto in una condizione di dialogo, contrasto e reciproca compensazione. Composizioni apparentemente pacate, ricostruzioni di luoghi impressi nella memoria dell’artista che si riformano sul piano pittorico stabilendo nuove condizioni formali e percettive, nell’idea, come la definisce l’artista, di “disequilibrio perfetto”. Tra i dipinti sarà presente anche una reinterpretazione pittorica della vista satellitare della città di Imola. Ancora un paesaggio antinomia quindi, in cui l’unico luogo reale, riportato in maniera analitica, diviene forma astratta.

Le opere scultoree, anch’esse pigmentate con colori fluorescenti, trovano invece spazio all’interno delle vetrine del Museo Scarabelli. Si affiancano ai reperti fossili e ai minerali con cui condividono forme e fattezze, ma nei confronti dei quali si pongono in contrasto in quanto a genesi: sono di fatto mappature sonore, traduzioni tridimensionali di suoni campionati all’esterno del museo. Un paradosso in cui suoni e rumori della quotidianità, facilmente riconoscibili, divengono forme di natura astratta.

 Antinomia, a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei, è stata realizzata dai Musei civici del Comune di Imola, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, ed è stata proposta dall’Associazione culturale Il Pomo da DaMo, vincitrice del concorso promosso dai Musei civiciChiamata alle arti! 2017 per la sezione riservata alle Associazioni culturali del territorio imolese.

Domenica 1 dicembre alle ore 16.00 si terrà  al Museo di San Domenico la presentazione del catalogo Antinomie  e a seguire una visita guidata alla mostra condotta dallo stesso artista.

 

La mostra resterà aperta dal 12 ottobre 2019 al 26 gennaio 2020

Enrico Minguzzi

Antinomia

12 ottobre 2019 – 26 gennaio 2020

Imola / Museo di San Domenico

Il Pomo da DaMo Contemporary Art

 

Museo di San Domenico

via Sacchi 4, Imola – Bo

orari di apertura:

dal martedì al venerdì 9-13

sabato 15-19

domenica 10-13; 15-19

 

Il Pomo da DaMo Contemporary Art

via XX Settembre 27, Imola – Bo

orari di apertura:

martedì e giovedì 10-12.30

mercoledì 16.30-19

venerdì e sabato 10-12.30 e 16.30-19

domenica su appuntamento

 

Info : Musei civici di Imola

0542-602609

musei@comune.imola.bo.it   www.museiciviciimola.it

 

Il Pomo da DaMo Contemporary Art

333-4531786

info@ilpomodadamo.it   www.ilpomodadamo.it

 

Laboratori per bambini

Museo di San Domenico

 

domenica 1 dicembre ore 16

Un artista al Museo?

Paesaggi…stravaganti!

età consigliata 3-6 anni

 

domenica 15 dicembre ore 16

Suoni in forme …fluorescenti!

Caccia al tesoro sonora

età consigliata 6-11 anni

 

domenica 29 dicembre

dalle 20.30 alle 8.30

del mattino successivo

Magica notte fluo al Museo!

età consigliata dai 7-11 anni

Il tempo che si attende divora – solo show

ENRICO MINGUZZI
Il tempo che si attende divora
Mostra personale

Dal 24 ottobre al 16 novembre 2019
Inaugurazione giovedì 24 ottobre dalle 17 alle 21
sarà presente l’artista

COMUNICATO STAMPA

In attesa della settimana d’arte torinese, Crag Gallery presenta la mostra personale di Enrico Minguzzi “Il tempo che si attende divora”, a distanza di due anni dalla precedente, dal 24 ottobre al 16 novembre 2019.
In occasione della mostra verranno esposte le opere più recenti dell’artista: pitture di paesaggio realizzate ad olio che si sovrappongono a fondi monocromi dai colori fluorescenti in resina epossidica. Il nuovo percorso tecnico-artistico dell’artista, frutto di una lunga ricerca, è confluito nell’unione tra la pittura che già lo contraddistingue con nuove soluzioni percettive e tecniche.
Minguzzi riporta sulla tela i paesaggi a lui cari, in stratificazioni che includono la natura incontaminata e selvaggia di sponde lacustri, di intrecci di erbe, di boschi, di skyline offuscati e cieli plumbei che esistono nella sua memoria e attinge ai luoghi che lo circondano. Tutto ciò si unisce alla nuova tecnica pittorica che permette all’artista di esprimere originali e dettagliatissime soluzioni formali, che ne esaltano la perizia tecnica ed il lavoro minuzioso di stratificazione pittorica.
La protagonista indiscussa è la luce, sia nella rappresentazione sia nella materia, che crea quel legame immediato con lo spettatore, così indiscutibilmente presente nelle opere di Enrico Minguzzi.

La mostra sarà visitabile nell’orario della galleria da martedì a venerdì 15,30 -19,30
sabato 10.30-13.00 / 15,30-19,30ogni mattina su appuntamento

Per informazioni
info@cragallery.com
+39 3351227609

CHIONO REISOVA ART GALLERY – CRAG
via Giolitti, 51 – 10123 Torino
www.cragallery.com

TUTTI NON CI SONO- group show

TUTTI NON CI SONO
a group painting show

curated by

Milena Becci & Leonardo Regano

28 September – 30 November 2019
Opening Saturday 28 September – time 19:00 / 21:00

Traffic Gallery è orgogliosa di presentare TUTTI NON CI SONO, una mostra collettiva dedicata al mezzo pittorico con artisti facenti parte di tre generazioni diverse. Uno sguardo sulla pluralità del mezzo pittorico contemporaneo affrontato con modalità, sfumature ed esiti spesso distanti tra loro. Nove è il numero degli artisti partecipanti (ordine alfabetico) :

Alice Faloretti (1992), Alessandro Gioiello (1982), Daniele Di Girolamo (1995), Beatrice Meoni (1960), Enrico Minguzzi (1981), Ettore Pinelli (1984), Amandine Samyn (1978), Francesco Zanatta (1989), Maria Giovanna Zanella (1991)

Il numero Nove, nel suo significato alchemico di ritorno alla matrice, simboleggia l’opera al nero, la fase della dissoluzione che precede la nuova nascita. Dissolvere per cancellare e per poi nascere, anzi rinascere. Nel collegamento tra i vari significati simbolici, mistici, religiosi, metaforici che il numero Nove assume all’interno della numerologia, e il titolo scelto per la mostra – TUTTI NON CI SONO – si svela il concept attraverso il quale i curatori hanno composto e pensato il percorso della collettiva.

Tracciare uno spaccato sulle ultime tendenze pittoriche all’interno della scena contemporanea italiana è di fatto compito assai arduo. Nella contemporaneità è sempre complicato delineare la predominanza di una tendenza sulle altre, ci sarebbe bisogno di tempo e del suo scorrere, di una visione distante dall’alto capace di vincere la forza d gravità. In alternativa si può ricorrere ad una dimensione psicofisica mentale incentrata su una dimensione folle. Si può ricorrere alla pazzia, come stato mentale di indagine scevra e libera da preconcetti, pregiudizi e influenze varie.

TUTTI NON CI SONO prende liberamente spunto dal titolo di uno spettacolo teatrale che ha come protagonista un pazzo che, da detenuto in un manicomio, si ritrova libero per strada vagando senza meta, indossando un pigiama, delle pantofole, e con in mano una gabbietta vuota. L’uomo si fermerà solo davanti all’ingresso di un teatro, ritrovandosi in scena sul palco, libero di dar sfogo e forma verbale alla sua condizione di follia. La figura del folle, la pazzia come condizione mentale di estrema libertà, e il significato del numero Nove indicato dalla numerologia con la figura del “Liberatore” : non sono forse condizioni e figure metaforiche entrambe riconducibili al ruolo dell’artista ? La tela bianca o nera non sono forse come quella gabbietta vuota tenuta in mano dal protagonista della scena ? La pittura e la rappresentazione di una visione interiore non sono forse riconducibili alla libertà del folle pensiero ? Perdersi nelle visioni altrui non è di per sè un gesto altamente rischioso ? Il numero Nove è come un anticonformista che ama aprire la via ad altre visioni, a nuovi modi di pensare, ama ispirare gli altri per consentire il risveglio dei loro talenti.

Procedendo in ordine sparso di seguito alcune note sulle nove stelle … Beatrice Meoni (Firenze, 1960) si avvicina alla pratica pittorica dopo aver attraversato numerosi passaggi giungendo ad un particolare immaginario alla scoperta del corpo e del suo movimento. Una figurazione che si dilata in qualcosa che sembra avvicinarsi all’astratto, a seguito di un lavoro lento che provoca smarrimento.

Uno smarrimento che in Ettore Pinelli (Modica, 1984) si risolve in una fascinazione nei confronti della potenza di certe immagini cariche di violenza, nelle quali la tecnica è movimento ed espansione gestuale reiterato nel tempo. Ettore Pinelli nega e distrugge la rappresentazione attraverso la pratica della pittura e del disegno facendosi sovrastare da essa.

Dalla violenza della natura e dei suoi abitanti passiamo ad una natura morbida e vorticosa che emerge nelle opere di Francesco Zanatta (Treviso, 1989), dove forme evanescenti fondono realtà e pura immaginazione. La sua pratica pittorica trae ispirazione da luoghi che quotidianamente vive generando una nuova modalità di visione che parte dal vero per ribollire ed essere arsa, dall’occhio fino al gesto della mano che crea.

Simile ma differente è il risultato della pittura di Alice Faloretti (Brescia, 1992) dove spazi ibridi slittano tra realtà percepita e finzione, tra naturale e artificiale, tra conosciuto e ignoto. L’interazione tra realtà diverse genera spazi illusionistici, luoghi che sembrano ma non sono, caratterizzati da elementi familiari e allo stesso tempo estranei.

Ancora natura come soggetto principale e predominante nei lavori di Enrico Minguzzi (Bagnacavallo, 1981), nei quali ciò che colpisce chi guarda è il desiderio di rappresentare la luce offrendo una realtà sublime, febbrile, enigmatica, estatica, dove l’artista indaga i processi di mutazione e metamorfosi.

Una natura antropica appare invece nei lavori di Maria Giovanna Zanella (Schio, 1991) dove l’uomo al centro della rappresentazione è carne e sesso. Un uomo il cui ventre inteso come fulcro visivo, sospeso fra la testa e i genitali, è centro geometrico figurato, carnale e spirituale, abbondante e lussuoso.

Dalla voluttà dei corpi ad una dimensione intimamente profonda con la ricerca di Amandine Samyn (Bruxelles, 1978) che ci proietta in una dimensione intima e familiare della pittura. Mescolando la precisione iperrealista alla sintesi del gesto libero, Amandine racconta di tranches de vie quotidienne, attimi che diventano il momento per una riflessione intensa sui rapporti e le relazioni, sulla fragilità dell’uomo e la continua mutevolezza del nostro essere nel tempo.

Alessandro Gioiello (Savigliano, 1982) si muove furtivo nelle stanze dell’arte, riformula e confonde l’essenza di grandi capolavori; il suo gesto mescola i piani d’osservazione, creando preziosi cortocircuiti visivi che mettono in scena l’essenza stessa dell’azione mnemonica. Le sue stratificazioni figurative compongono forme e visioni perse l’una nell’altra, creando associazioni di immagini apparentemente casuali ma tra loro concatenate, rimandi continui all’interno della nostra memoria collettiva.

Daniele Di Girolamo (Pescara, 1995) sposta l’indagine sui materiali e sulle loro potenzialità di trasformazione chimica e fisica. Vasche contenti una soluzione di solfato di rame, nella traccia blu-verdastra che questo lascia nel processo di essicazione ricordano l’immagine di una marina, soggetto classico della ‘grande pittura’, qui esposto come evocazione di una tradizione che passa oggi attraverso un rigoroso processo di innovazione.

FB event : https://www.facebook.com/events/2308894565899725/

http://www.trafficgallery.org/Traffic_Gallery/Home.html

http://www.trafficgallery.org/Traffic_Gallery/Info_%26_Contacts.html

LANDINA – Esperienze di pittura en plein air

Landina – Esperienze di pittura en plein air

a cura di Lorenza Boisi

inaugurazione

Domenica 04 agosto 2019, ore 11:30

04 agosto – 11 agosto 2019

Villa Frascoli – Fumagalli, Laveno-Mombello (VA)

 

Nella giornata di domenica 4 Maggio, il Comune di Laveno, l’Associazione Amici del Midec e CARS nelle persone di Lorenza Boisi, direttore artistico e curatore del progetto LANDINA ed Andrea Ruschetti dir. Ass. Culturale Mastronauta, felicemente invitano all’inaugurazione della mostra di pittura di paesaggio en Plein Air.

Quest’anno l’esposizione presenterà gli esiti della ricognizione pittorica svolta quest’anno da  Bongiovanni, Paolo De Biasi, Filippo La Vaccara, Zanbagh Lotfi e Patrick Tabarelli.
e accoglierà anche le opere realizzate lo scorso anno da Stefano Arienti, Massimiliano Fabbri, Turzeniecka Gosia, Andrea Grotto, Enrico Minguzzi, Giulio Saverio Rossi.

Gli artisti pittori, provenienti da tanti luoghi italiani hanno appreso sentimentalmente il territorio, il miracolo del rifrangersi dell’acqua, il calare di un sole incerto, la brezza sferzante e il lucore dell’albeggiare di un luogo che è soprattutto l’Elegia Naturale d’intrinseca Bellezza di Paesaggio.

La mostra offre una lettura trasversale di differenti sensibilità pittoriche, derivazioni culturali e posizioni personali di pratica artistica, riconfermando LANDINA un appuntamento imperdibile per gli amanti della Pittura italiana e per i cultori di quanto ancora sia, possibilmente, Romantico.

La mostra rimarrà visitabile ad ingresso gratuito sino al giorno 11 agosto dalle 16 alle 19

 

Villa Frascoli – Fumagalli

Via Labiena 87
Laveno – Mombello (VA)

www.carsomegna.com
info@carsomegna.com

CARS è un progetto dell’Associazione Culturale Mastronauta di Omegna

La Mostra LANDINA è realizzata con il supporto di Amici del Midec, Porto Labieno, Lega Navale Italiana Sezione di Varese e con il patrocinio del Comune di Laveno Mombello

 

Breve Incipit a LANDINA – di Lorenza Boisi
Che cosa ci manca oggi per essere pittori di ieri?
Esserci stretti la mano o dati un pugno sui denti.
I pittori italiani, per via di una parcellizzazione globalizzata ed autoreferenziale del sistema, tra loro non si conoscono. Si conoscono a gruppi, a correnti di passione, intese come brezze più che avanguardie.
CARS, in modo del tutto inconsueto, estemporaneo, quasi inconcepibile per il nostro tempo, vuole restituire ai pittori italiani un momento di congrua conoscenza. Un tempo lussuoso di incontro demodé.
La conoscenza diretta, ed il lavoro comune potrà essere ispirazione per considerazioni utili al sistema artistico che ha vessato, emarginandola, la pratica della pittura senza riattivarla come da più di vent’anni, giustamente, avviene a livello internazionale.
Il luogo migliore e la migliore prassi, per artisti assoggettati alla pratica di atelier quali sono i pittori, spesso solitari ed appannati dall’illuminazione al tungsteno, è per gli ideatori di questa avventura à Rebours, il
cuore del nostro paesaggio – come tetto il cielo e come specchio il lago, come tappeto un prato e pareti, solo roccia e ghiacciai lustrati dal sole, talvolta incerto…
Insieme in piccoli gruppi, per alcuni giorni, a lavorare secondo una prassi obsoleta per molti, desueta per tutti, o quasi. Con una documentazione sincronica ed un’apertura al pubblico nel momento dell’evento espositivo. Con una mostra di pittura italiana en plein air, che trova i suoi ultimi precedenti nel primo novecento o, ormai, relegata all’attività amatoriale.
Le opere estemporanee saranno accompagnate anche dalla presentazione di un lavoro rappresentativo dell’operato artistico di ciascuno, proprio per segnare lo scarto, il margine di sbilanciamento di molte sicurezze.
Gli artisti selezionati trasversalmente per pratica, approccio, dato anagrafico e percorso artistico, sono professionisti invitati dal curatore in maniera quasi incidentale.
Come una sorta di simposio diffuso, questi incontri saranno occasione per riflettere sulla pittura come pratica e come posizionamento culturale nel contemporaneo, anche italiano.

London Art Fair – 16 / 20 january 2019

London Art Fair / CRAG – chiono reisova art gallery

 

Ultimi paesaggi – group show

Ultimi paesaggi
a cura di Franco Bertoni
Centro polivalente Gianni Isola
22 novembre 2018 – 3 febbraio 2019

Dopo le mostre “arte DAL VERO” del 2014 e “VOLTI” del 2017, il DOC (Centro di Documentazione delle Arti Moderne e Contemporanee in Romagna, emanazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola) continua l’indagine sugli artisti romagnoli moderni e contemporanei con una esposizione dedicata al tema del paesaggio.

Con “ultimi PAESAGGI”, a cura di Franco Bertoni, si intende focalizzare l’attenzione sia sugli artisti romagnoli contemporanei che su un territorio il quale, al pari di altri, ha registrato significative mutazioni negli ultimi decenni.
Il titolo della mostra è volutamente ambivalente e si può leggere sia come registrazione delle più recenti prove artistiche interessate al tema del paesaggio, sia come stimolo a una riflessione sulla scomparsa dei tópoi che per lungo tempo hanno espresso e divulgato una immagine della Romagna e, contemporaneamente, sulla nascita di nuovi.
Un titolo e una mostra che, sul solco degli studi e della passione di Andrea Emiliani, considerano il paesaggio come una parte vitale del “sistema delle forme”. Un paesaggio a volte elemento generatore di ambiente e di umanizzazione e a volte specchio di generali inquietudini.

Oltre quaranta artisti esposti per due mesi presso il Centro polivalente Gianni Isola (Piazza Matteotti, Imola) che metteranno in rilievo momenti recenti di un lungo percorso che ha caratterizzato una Romagna artistica segnata da una singolare adesione al filone figurativo e verista: una vena che ha dimostrato singolari capacità di aggiornamento fino ai giorni a noi più vicini.

 

arteromagna.it

Centro polivalente Gianni Isola
Piazza Giacomo Matteotti 2, Imola (Bo)

upcoming

Art Verona 2018 – Andrea Ingenito Contemporary Art – Main Section

Marco Petrocchi – testo per P.02

P.02 – intervento installativo in stampa 3D all’interno del bosco di Fusignano (Ra) realizzato in occasione di Terrena, tracciati di land art in bassa Romagna

P.02

Il bosc, così viene chiamato nel dialetto locale, è il frutto di un rimboschimento elaborato da WWF e Legambiente in cui querce e carpini fanno rivivere il bosco andato distrutto nel corso della seconda guerra mondiale e che nella forma di parco esisteva fin dal XVI secolo. Siamo a Fusignano, tra l’abitato e la zona industriale, in cui alberi zone cespugliose e arbustive sono state impiantate per il rigoglio di un’identità territoriale che la natura dovrebbe richiamare e radicare. Spingendoci al di là delle implicazione idealiste e romantiche rileviamo che ciò che si è realizzato è un interstizio nella realtà, una vera e propria installazione, che mette in crisi il concetto di natura come qualcosa che preesiste e persiste facendone una creazione, il prodotto simbolico in cui storia cultura e flora della propria terra si ravvivano e si coltivano a vicenda. E’ in questa aporia che Enrico Minguzzi a sua volta installa l’opera “P.02”, una prima e molto diversa versione era già stata presentata a Rivarolo, presso Areacreativa42, che si immette nella natura creando un ponte con essa, ma allo stesso tempo sfidandola, mettendo in crisi la sovrapposizione stessa dei concetti di originario e naturale.

Un passo indietro: le forme che vediamo escresce dai tronchi, sospese fra i rami delle chiome degli alberi, sono realizzate attraverso una complessa procedura che si avvale di materiale naturale ma di strumenti tecnologici per elaborarlo. L’artista è partito dalla registrazione dei suoni che all’interno del bosco si producono naturalmente, in condizioni climatiche e temporali diverse, all’alba, al tramonto o nelle successive ora della giornata; quelli vegetali o animali propri del suo isolamento interno, ma anche di tutto ciò che riesce a penetrarlo, i fenomeni atmosferici quanto i rumori provenienti dalla vicina strada e dai caseggiati limitrofi. Insomma, i microfoni di Minguzzi hanno carpito il continuo movimento acustico della realtà boschifera, in una sorta di appropriazione ambientale pre-visiva. L’artista ha selezionato parti delle molte ore memorizzate, privilegiando le alternanze di suoni con contrasti ben udibili, per poi, una volta puliti, affinché fossero più distinguibili, lasciarne la conversione visiva ad un software e la realizzazione materiale all’impersonale braccio della stampante 3D che ha modellato 32 blocchi tridimensionali in PLA, materiale organico biodegradabile, che ricordano vagamente i prospetti geologici. Ogni forma tridimensionale corrisponde a quattro minuti di registrazione. La prassi scelta, con l’uso di strumentazioni digitali, implica una certa distanza tra l’autore e la sua opera. Le forme nascono dall’intimità stessa della natura più che da quella dell’artista, eppure la trascendono, si distanziano anche da essa. I colori usati, viola rosa magenta, sono di forte impatto rapportati ad un contesto che tende al monocromo verde e pongono immediatamente un problema di coesistenza estetica con il paesaggio. Esse sono degli implementi, supplementi virtuali che sovrapponendosi aumentano la realtà stessa che sembrano infettare, che attaccano ma a cui sono sono attaccate, come i parassiti ( non è quella virtuale una dimensione parassita della realtà? ) costituendo per l’avventore che si inoltra nel bosco l’effetto di uno spiazzamento, un disorientamento, lo spaesamento che costituisce una sensazione di irrealtà rispetto al presente attuale, un ritardo della visione: qual’è la realtà che viene prima? L’immagine della natura o ciò che germina su di essa? Queste forme parassite ci pongono di fronte ad una unità, quella della realtà della visione ormai biforcata e da questa problematicità risulta una competizione fra i campi visivi, una frattura nella relazione con il contesto, in questo caso con la natura stessa in quanto oggettiva, e fa dell’opera un esperimento per cui tale complessità va risolta da ognuno soggettivamente. L’Installazione artistica, infatti, è anche uno spazio in cui si mette in discussione l’autonomia estetica dell’opera, poiché ogni avventore vi partecipa con la sua singolarità. L’installazione aspira ad essere più che a dire, è una macchina per significare, la sua vita(lità) sta proprio in questo continuo offrirsi alla significazione piuttosto che offrire un significato.

La biodegradabilità permette di parlare di reversibilità, di circolarità dei fenomeni naturali e delle idee, ma al di là di un facile naturalismo quella in atto è soprattutto un’estetica della sparizione: l’opera non invecchia ma cambia costantemente, ha una propria apparenza negativa che consiste nella sua stessa sfuggenza, ossia nella sua progressiva scomparsa. L’arte instaura una sorta di quarta dimensione, una simultaneità con il contesto che coincide con la sua stessa invisibilità e che è il lato opposto della visibilità irreale dell’opera. La dileguazione di queste forme parassite sancisce il loro ritorno all’atmosfera acustico ambientale, pre-visiva , da cui provengono. Nella loro massa pulsa il vuoto, ferve quel nulla a cui sono state destinate. Esse sono tutte nella contraddizione di una creazione priva del gesto dell’artista, creazione che si nega poiché nel momento in cui si dà prevede una demoltiplicazione, distilla la propria dissolvenza. La negazione di sé è il motore di questo lavoro, il suo principio animatore. Esso verrà a mancare: la degradibilità è quella di tutto ciò che è esposto, che concedendosi allo sguardo si consuma, ma che attraverso il consumo di sé sfugge lo sguardo. Questa continuata sparizione non è soltanto il lavoro del

negativo, è anche e soprattutto il movimento incessante dell’opera, il suo essere invio, destinamento, che costituisce il cuore della poetica di Enrico Minguzzi.

Tutto è giocato sul registro dell’ambiguità: la natura addomesticata dall’uomo, la materia organica che tende al nulla ma creata dal “nulla” da una macchina, la stampante 3D; i colori scioccanti ma capaci di giocare naturalmente con le luci e le ombre del contesto in cui si trovano ( il magenta, ad esempio, è un colore complementare del verde che luce verde assorbe ). Ambiguità non come incertezza, sospensione tra due mondi, quello artificiale e quello naturale, ma come apertura prolifica di senso, come squarcio in cui allo stesso tempo si espone e si mette in crisi il concetto stesso di origine, la sua naturalità.

Natura ed arte sono percepite entrambe come forze creatrici. Nel sentimento della natura è implicata l’idea di qualcosa di originario e anteriore, una percezione dell’essere per com’è, intatto, integro, primario ( << è la mia natura>> diciamo intendendo qualcosa di fondativo e immutabile ). La natura come un dentro, come ciò che ci crea precedendoci nella sua perenne priorità. A lei associamo una sorta di nudità dell’essere che si offre originario. E’ qui che l’intervento artistico di Minguzzi si inserisce ( letteralmente visto che parliamo di un’installazione ) ossia nella produzione stessa dell’origine attraverso la creatività – in questo caso attraverso masse modellate, la loro disposizione atmosferica e la reattività delle relative colorazioni – perché l’arte fa questo, origina un mondo ed è il mondo attraverso cui l’artista si origina, nel far ciò sfidando la natura, facendosi natura a sua volta. Arte e natura quindi non in un rapporto mimetico in cui si fissano reciprocamente e si specchiano, ma in una sorta di contrasto, di competizione che genera un disequilibrio che è un accesso all’origine, l’apertura per cui l’Essere si libera e si precipita rendendo evidente che esso è il fenomeno del suo stesso movimento, della sua stessa circolazione.

Marco Petrocchi

P.02 è stata realizzata grazie al prezioso supporto di Thomas Pilani e MAGMA, con il contributo di WASP e dell’ Unione dei Comuni della Bassa Romagna, patrocinato dalla Regione Emilia Romagna ed il Comune di Fusignano

_________________________

Inaugurazione sabato 7 luglio 2018 ore 18:30 – accesso consigliato da Viale Romagna, Fusignano (Ra). A seguito la serata proseguirà a cura di MAGMA / Terrena open air party

Nella serata inaugurale sarà allestita un’illuminazione di luci cangianti curata da Daniele Torcellini.

Visitabile tutti i giorni della settimana dall’alba al tramonto.

_________________

terrenalandart.it

www.wasproject.it

magma.zone

Upcoming / P.02 / intervento site-specific

Installazione nel bosco di Fusignano dell’opera intitolata “P.02”, un intervento che riconduce a parte dell’immaginario presente nel lavoro pittorico dell’artista Enrico Minguzzi: “Inserisco all’interno della natura che rappresento elementi estranei, a volte geometrici simili ai frattali, al fine di modificare la naturale stabilità dell’immagine sottoponendola ad uno slittamento di equilibrio. In questa occasione però le forme saranno idealmente auto-generate dalla natura stessa, la quale si occuperà anche di disfarsene, instaurando un ciclo conchiuso in cui: natura genera proliferazione – natura ristabilisce natura ”.
Visite: tutti i giorni della settimana, dall’alba al tramonto, fino al dissolversi completo dell’opera / Accesso consigliato da Viale Romagna.

Inaugurazione 7 luglio dalle 18.30 Accesso consigliato da Via S. Barbara
• 18:30 – Inaugurazione “P.02” intervento site-specific nel bosco di Enrico Minguzzi;
• 19:15 – nnls (Dusky Adriatic) IT
• 20:00 – Francesco Rossini IT
• 20:45 – Seb Hall b2b Birds Of Rhythm (Lips & Rhythm) USA
• 21:30 – Young Marco (Dekmantel)
(fino alle 24:00)
Durante la serata si potrà ascoltare musica e ballare con un guest di tutto rilievo: Young Marco, artista poliedrico e vulcano di idee cresciuto tra le diverse anime di una città come Amsterdam, in pieno cambiamento, passato tra vari ruoli in etichette, negozi di dischi, studio e consolle. Con un gusto disco-house tra il balearic spinto e l’afro-house la gavetta l’ha fatta tra gli olandesi della Rush Hour e uno dei personaggi dei film che preferisce è R2D2, il robot di Star Wars.
Young Marco condividerà la consolle con gli americani Seb Hall e Birds Of Rhythm e gli italiani Francesco Rossini e nnls.

Dalle 19:00 in poi, in attesa Young Marco, potrete portare il vostro pic-nic da casa o scegliere quello preparato dalle Mattarelloaway.

Dove: Bosco di Fusignano (RA)
https://goo.gl/maps/4N2LZZNTYi72

Questo appuntamento è parte di Terrena – tracciati di land art in bassa Romagnaterrenalandart.it/

Evento Facebook 7 luglio > https://www.facebook.com/events/411650862666739/

Evento Facebook Terrena > https://www.facebook.com/events/2128238760549991/