© COPYRIGHT 2017. ENRICO MINGUZZI

30.04.18 - OCCURRENS – Silvia Argiolas/Enrico Minguzzi/Giuliano Sale

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CRAG Gallery is pleased to open the exhibition “Occurrens – Silvia Argiolas, Enrico Minguzzi and Giuliano Sale”, organised as part of the project of the first edition of “Fo.To. Photographers in Turin”, an initiative conceived and promoted by the Museo Ettore Fico (https://www.fotografi–torino.it).

With great enthusiasm, CRAG decided to participate, presenting a project that combines photography and painting, to discover a multi-faceted night time in Turin.

The exhibition period also includes numerous initiatives, including the Notte Bianca and the presentation of artist’s books on the occasion of the off events of the Salone del Libro.

30.04.18 - CANTIERE DISEGNO – Biennale Disegno Rimini

08-2018

Cantiere Disegno.

Cinquanta artisti nelle stanze del contemporaneo a cura di Andrea LosavioAnnamaria Bernucci e Massimo Pulini

Museo della Città, Ala Nuova del Museo via Tonini 128 aprile – 15 luglio 2018

In qualche misura tutti i disegni abitano quel passaggio che sta tra lo stato aereo del pensiero e quello concreto dell’opera, tra la vaghezza delle idee e la solidità delle azioni, tra il regno dell’imponderabile e quello della percezione. La metamorfosi di un segno che sul foglio inizia ad assumere una forma, è sempre un’epifania di senso, al pari di un movimento che si tramuta in viaggio. Il disegno racconta e nasconde, lascia intuire e cancella, è metafora della conoscenza e dell’ignoto. Tra tutti gli strumenti dispiegati dall’orchestra di un artista la matita e la carta sono paragonabili a un pianoforte, per essere luogo della composizione e per il livello di estensione che consentono, dall’evanescenza appuntita e argentea alla più nera e sgranata marcatura; dallo sfumato più espanso al nitore più concentrato.

Soffia il caldo e il freddo dalla medesima bocca, la frase di Erasmo da Rotterdam, desunta da un’espressione di Boccaccio, sembra adattabile all’atto stesso di disegnare. Il disegno è una bocca che canta, parla, mangia, fischia, alita, soffia e bacia.

Attraverso l’alfabeto e la capacità evocativa dei segni, con la traccia di una materia senza peso, si può comporre un volto umano, eppure basta aggiungere o sottrarre uno di quei tratti vergati sul foglio che il reale può svanire d’incanto e al suo posto si incontra il mostruoso o il mistero, basta un segno e dall’aulico si passa al grottesco, dalla forma all’informe, dal chiuso all’aperto, dal visibile all’invisibile. Per queste ragioni il disegno è da sempre il terreno della sperimentazione, il laboratorio delle idee, la palestra dei gesti e degli stili, il cantiere del nuovo.

3# PIANO
 
VERONICA AZZINARI / FABIO CASTELLANI / AMANDA CHIARUCCI / SEBASTIANO GUERRERA / GIAMPIERO GUERRI / LUCA LAVATORI / CHIARA LECCA / ELISA LEONINI / ALBERTO MINGOTTI / ENRICO MINGUZZI / LUCIA NANNI / STEFANO RONCI / SANDRA SANTOLINI / ALESSANDRO SICIOLDR / BETTY ZANELLI / MARTINA ZENA /
2# PIANO
 
RICCARDO ANGELINI / PRISCILLA BECCARI / ELISA BER TAGLIA / ALVISE BITTENTE / LEONARDO BLANCO / ROBERTO CATANI / JUAN CARLOS CECI / LEONARDO CEMAK / GIULIA DALL’OLIO / BARBARA GIORGIS / INCUBO ALLA BALENA / ENRICO LOMBARDI / EMILIO NANNI / BARBARA NICOLI / GILDA MARCONI SANCISI / TONI PECORARO / MARCO SMACCHIA / IURII TIMOSHENKO /
 
1# PIANO
 
2501 / SILVIA ARGIOLAS / GIOVANNA CAIMMI / LUCA CAIMMI / DEM / GIOVANNI FRANGI / GABRIELLA GIANDELLI / JAMES KALNDA / LE NOSTRE BANDIERE / OCTAVIA MONACO / MARINO NERI / PAPER RESISTANCE / DAVIDE REVIATI / SCARFUL / ALBERTO ZAMBONI / LUCA ZAMOC /

05.04.18 - invisibile / installazione site-specific

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8 aprile
Città di Valperga (To)
Inaugurazione di INVISIBILE (Enrico Minguzzi, 2018), installazione site-specific permanente.
Da un progetto sviluppato nel 2017 durante il periodo di residenza d’artista presso Areacreativa42.

Realizzata grazie al prezioso contributo di Areacreativa42 e del Comune di Valperga, con il patrocinio della Regione Piemonte

05.04.18 - esercizi dello sguardo, arte contemporanea in Romagna

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01.02.18 - -orama – museo ugonia

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ENRICO MINGUZZI
“-ORAMA”
a cura di Franco Bertoni
direttore artistico Museo Ugonia
Museo Ugonia
Brisighella
10 Febbraio – 25 marzo 2018
orario: festivi 10-12.30/ 15-17 prefestivi 15 – 17  
Inaugurazione: sabato 10 Febbraio 2018, ore 18.00
Al museo dedicato al litografo Giuseppe Ugonia espone Enrico Minguzzi.
Di fronte alle opere di Ugonia si dimentica spesso che la tecnica da lui utilizzata era, in fondo, uno dei mezzi più diffusi al tempo non solo per manifesti, illustrazioni e cartoline ma anche per i più svariati usi commerciali. Si trattava di una tecnica largamente diffusa e basata su principi chimico-fisici che in qualche modo superava il capitolo dell’incisione (pur rinverdito da Adolfo De Carolis) permettendo di raggiungere gli effetti espressivi della matita, del pastello e dell’acquarello con grande rapidità ed economia. Verranno, poi, la metallografia, la fotolitografia e l’offset, anche se la litografia è ancora utilizzata per la componentistica elettronica.
Non deve quindi stupire che, proprio in omaggio al Maestro, gran parte delle opere di Minguzzi esposte siano state realizzate con quella tecnica digitale che, oggi, è a disposizione di tutti tra cellulari, iPad, tablet, computer, i sistemi elettronici più disparati e via dicendo. Tra reale e virtuale i confini sembrano oggi elidersi (sullo schermo del computer c’è un mondo che non esiste ma che percepiamo come reale) ma va ricordato come questa nuova forma di rappresentazione resti pur sempre una possibilità e una trasmissione di contenuti che restano di paternità dell’homo analogicus. Come nel caso di Ugonia, ci troviamo di fronte al risultato di un incontro tra arte e scienza e di un modo contemporaneo di indagare ed esplorare i mille volti di una realtà tanto affascinante quanto sfuggente.
Enrico Minguzzi, nato a Cotignola nel 1981 e con studi al Liceo Artistico di Ravenna e all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha esposto a Milano, a Vicenza, a Ravenna e a Torino segnalandosi in vari premi nazionali.
Artista di confine tra figurazione e astrazione (i suoi lavori potentemente figurativi nascono su basi coloristiche largamente astratte o informali e mai da un confronto con un dato reale e tanto meno su un supporto fotografico), Minguzzi ha anche elaborato immagini tramite l’iPad, stampate a tiratura limitata. Facile è stato, per certa critica, assimilare il suo lavoro dall’apparenza liquida e metamorfica a recenti teorizzazioni di carattere sociologico. Con più ampio sguardo, occorre rilevare tuttavia che Minguzzi dimostra di sapersi confrontare con parte della grande tradizione figurativa ottocentesca (in specie di ambito preraffaellita, tra le velature e le nitidezze al microscopio di John Everett Millais o di William Henry Hunt, ma anche con qualche debito nei confronti di Caspar David Friedrich) offrendo di una realtà sublime (le alte vette, le catene montuose o brani di fulgida natura) una immagine comunque enigmatica, febbrile e pervasa da sottili sensi di inquietudine.
La mostra si intitola “-ORAMA”, come indicato dall’artista stesso, poiché si tratta del secondo elemento (derivato dal greco “veduta” o “vedere”) di parole composte come cosmorama, diorama, fotorama, georama e ortorama che, complessivamente, alludono a forme di visione. Una visione, quella di Minguzzi, che, pur ancorata a dati reali, esubera da trascrizioni e annotazioni per andare a costituirsi come un universo parallelo intriso certamente di memorie ma ancor più di interrogativi, dubbi e affondi nelle illusioni percettive di una realtà metamorfica e in continua variazione. In sostanza, si potrebbe dire che le sue opere, pan-ORAMI, indagano quel “velo di Maya” che, tra filosofie induiste, impermanenze buddiste e occultamenti delle vera essenza della realtà di memoria platonica e schopenhaueriana, si è tramutato, oggi, nel bagno generale nella realtà virtuale.

29.11.17 - Group show – christmas collection 2017 – CRAG Turin

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CHRISTMAS COLLECTION

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Artists Alessandro Cardianle – Paul de Flers – Mickael Doucet – Bretislav Mali – Enrico Minguzzi – Giacomo Modolo – Luca Moscariello – Mairi Timoney – Diego Zangirolami

CRAG – chiono resoiva art gallery – Via Giolitti 51  – Torino – www.cragallery.com

16.10.17 - Ricordo di non esserci mai stato – CRAG Torino

Riguardo la luce (le more), olio su lino, cm 100 x 140, 2017

INSTALLATION VIEW >

RICORDO DI NON ESSERCI MAI STATO

Mostra personale di Enrico Minguzzi

Dal 27 ottobre al 25 novembre 2017

Inaugurazione 26 ottobre 2017 ore 18-21

COMUNICATO STAMPA

CRAG Gallery apre la stagione invernale con la mostra personale dell’artista Enrico Minguzzi, “Ricordo di non esserci mai stato”, a cura di Karin Reisovà, dal 27 ottobre al 25 novembre, in vista della settimana di Artissima.

Quella di Enrico Minguzzi è una pittura che si dà nel campo della visione, che permette un numero incalcolabile di viste, che dilata lo sguardo e lo scioglie in se stessa. Ed è proprio nello spazio della visione che connette spettatore e oggetto, che la poetica dell’artista lavora sviluppando non solo tutte le possibilità del campo ottico stesso, ma usandolo come la porta d’accesso per arrivare fin dentro quei labirinti calati l’uno nell’altro che sono coscienza e sistema nervoso. Guardando le opere di Minguzzi non ci è possibile distinguere ciò che il nostro sguardo opera su di esse e ciò che da esse è stato ricevuto. Quello che l’artista ci offre non è soltanto un modo di vedere il mondo ma la possibilità di coglierne l’espressività intrinseca, il fenomeno della sua vitalità. E’ così che Marco Petrocchi, descrive nel testo in catalogo i lavori inediti realizzati negli ultimi mesi dall’artista ed esposti nella nuova sede di Crag Gallery in via Giolitti 51.

La mostra sarà visitabile nell’orario della galleria da martedì a venerdì 15,30 -19,30

sabato 10-13.00 / 15,30-19,30  – ogni mattina su appuntamento

sabato 4 novembre: performance musicale di Seymour Wright – solo sax ore 21.30 – Notte bianca delle arti

Per informazioni

info@cragallery.com  +39 3351227609

CHIONO REISOVA ART GALLERY – CRAG

via Giolitti, 51 – 10123 Torino

www.cragallery.com

29.08.17 - Upcoming – Selvatico [DODICI]

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FORESTA. Pittura Natura Animale

> 1
FORLI’ / Inaugurazione mercoledì 6 settembre
6.9.17 – 8.10.17
GALLERIA MARCOLINI
Lorenzo di Lucido – Alessandro Finocchiaro – Giulio Catelli – Annalisa Fulvi

2
FUSIGNANO / Inaugurazione giovedì 7 settembre
7.9.17 – 26-11-17
MUSEO CIVICO SAN ROCCO / COMUNE DI FUSIGNANO
2.1 Comune di Fusignano
Cesare Baracca – Lucia Baldini – Federica Giulianini – Martina Roberts
2.2 Museo civico San Rocco
Luca de Angelis – Giulia Dall’Olio – Cesare Baracca – Lucia Baldini
2.3 Raccolta targhe devozionali
Marina Girardi

> 3
COTIGNOLA / Inaugurazione sabato 30 settembre
30.9.17 – 26.11.17
PALAZZO PEZZI / MUSEO CIVICO LUIGI VAROLI
3.1 Palazzo Pezzi
Marco Samorè – Silvia Chiarini – Giovanni Lanzoni – Giulio Zanet
Marco Salvetti –  Jacopo Casadei – Antonio Bardino – Matteo Nuti
Vera Portatadino – Giovanni Blanco – Domenico Grenci
Debora Romei – Marco Andrighetto – Denis Riva
3.2 Palazzo Sforza [solo] Rudy Cremonini
3.3 Casa Varoli [solo] Alessandro Saturno
Massimo Pulini – Alberto Zamboni – Vittorio D’Augusta

> 4
FAENZA / Inaugurazione venerdì 13 ottobre
13.10.17 – 12.11.17
MIC MUSEO INTERNAZIONALE DELLE CERAMICHE
[solo] Lorenza Boisi

> 5
BAGNACAVALLO / Inaugurazione sabato 14 ottobre
CONVENTO DI SAN FRANCESCO
14.10.17 – 26.11.17 5.1
Salette garzoniane [solo] Mirko Baricchi
5.2 Manica lunga [solo] Luca Coser – Lorenzo di Lucido
5.3 Primo piano Paola Angelini – Enrico Minguzzi – Elena Hamerski
Massimiliano Fabbri – Lorenza Boisi – Luca Caccioni
5.4 Sala delle capriate Veronica Azzinari

> 6
RIMINI / Inaugurazione sabato 4 novembre
ALA NUOVA DEL MUSEO DELLA CITTÀ
4.11.17 – 16.12.17 [solo] Giovanni Frangi

Selvatico è una geografia fatta di luoghi e persone, e cose, se per cose si intendono i posti, le case, e i dipinti che fanno la mostra, gli oggetti e le storie e le tensioni, e il futuro anche, che sonnambulo e pulsante è nei musei.
Una mappa che congiunge una pluralità di spazi e artisti all’interno di un percorso che si disegna, snoda e ramifica attraverso una costellazione di mostre diffuse nel paesaggio e in alcuni dei luoghi del contemporaneo in Romagna.
Selvatico è un arcipelago e le sue mostre isole interconnesse.
Piccole città e musei, spazi espositivi e gallerie, edifici dormienti recuperati per l’occasione, contenitori e contenuti collegati da un progetto che tiene insieme e intreccia, un po’ ossimoricamente, arti visive e provincia intorno a un quasi tema; o suggestione. Più o meno nell’aria, segnale intercettato, basso continuo.
Selvatico stazione ricevente. Trasmissione.
A governare la mostra e le sue sezioni diffuse e articolate nel territorio, così come a orientare la chiamata agli artisti, è infatti un’immagine, aperta interrogante; un umore o desiderio: rilanciato, ingigantito, esploso e irradiante, tradotto e fatto a pezzetti, poi disperso e sparso in più direzioni. Divergenze e contrasti. Risonanze e affinità. In questo attrito dubitante l’esattezza.
Selvatico amplifica e asseconda questo disordine e caos, e cerca al contempo di mettere ordine riconducendo tutto a una forma unica, esemplare, una specie di mosaico in cui le parti si incastrano perfettamente e incontrano trovando e svelando corrispondenze potenti.
Con andamento centripeta che porta dentro, giù, in specie di gorgo; e un altro, opposto, che centrifugo allontana e allarga ed estende la visione fino a spingerla un po’ più in là.
Con suo andamento e crescita e sviluppo vegetale, bisognoso di tempo, aggiustamenti e assestamenti, scosse e perdite, e coltivazioni. E attese. Lentezza, certo.
Un modo di vedere che si definisce e precisa nel tempo e nello spazio dentro a punti di vista molti. Nell’incontro.

L’immagine di questa edizione di Selvatico è quella della foresta, intesa non tanto o non solo come sguardo rivolto a quell’attenzione che da parte di molti artisti si volge ancora e nuovamente alla natura e sua rappresentazione, e alla re-invenzione del paesaggio tutto per certi versi, ma anche e soprattutto come condizione della pittura stessa, linguaggio e dimensione che guidano la scelta, presenza e lavoro dei quaranta autori in mostra.
Una solitudine di foresta, plurale e molteplice, che si declina e infittisce via via addentrandosi e sperdendosi in una moltitudine di sguardi e possibilità, e che è anche metafora e riflesso dello stratificarsi in pelli, velature, notti interne e profondità radiografiche e quasi geologiche della pittura e del dipingere stesso.
Pittura come foresta quindi.  Pittura che si sostituisce alla natura.
Pittura vs natura, a dire di un conflitto o impossibilità. Fratture e ferite che la pratica e disciplina del dipingere cercano di risanare e cucire. Preghiere. Mancanze. Esplorazioni. Distanze. Abbandoni. Assalti. La pittura come belva. Acquattata.
Animale.
La pittura è più intelligente di noi.

E l’idea di foresta che ci riporta infine alla condizione periferica e laterale, di selva appunto, che ha sempre caratterizzato Selvatico a partire dal suo titolo e dalla sua ostinata presenza e posizione ai margini, lontano dai grandi centri. Qualcosa che ha a che fare con una certa idea di confine e sua mobilità ambiguità. Bordi. Geografia ripensata attraverso il movimento. Risposta a un vuoto. Reazione. Una rete, per quanto abusata sia questa parola.
Una rassegna di campagna alle sue origini, dodici anni e dodici mostre fa, e che ora chiude un cerchio, a partire dal suo stesso titolo e sguardo non addomesticato, occhio che nemmeno si può dire del tutto selvaggio.

La parola foresta con il suo carico e bagaglio di immagini e narrazioni innesca così, incontrandosi e sovrapponendosi con pittura e disegno, una sorta di cortocircuito, un labirinto di senso e sensi capace di perdersi e definirsi nel dettaglio, nel frammento di natura, nel vortice e mantra della decorazione talvolta e, al tempo stesso, capace di interrogarsi sulla pittura stessa, sulle sue infinite modalità e significati e alfabeti, e fallimenti e potenti e ciclici ritorni. Pittura fiume. Riaffiorante. Inattesa.
Da una parte la presenza forte ripetuta rassicurante romantica inquietante stucchevole ricorrente di scorci di vegetazione e verdi molti nelle opere presenti, panorami e paesaggi, foglie, trame arboree, radici, nuvole, pezzi e lembi di cielo, orizzonti intravisti infiniti, vento, onde, dall’altra una foresta di segni e immagini che l’artista deve coltivare, far crescere e mettere in ordine, e poi abbandonare per strada anche, districandosi in essa per trovare il sentiero che orienta e conduce fuori dal bosco, e alla visione infine. O quel che ne resta. Perdendosi nel groviglio fitto di ombre, echi e fantasmi che la popolano, abitano e attraversano.
Pittura come tentativo di orientamento. E ascolto. Interno; e del mondo. Pittura come mediazione. Sforzo di equilibrio costante.
La pittura come foresta. Una foresta di immagini e segni senza fine: visioni che ci investono, travolgono e poi sedimentano sommerse nella memoria e nel tempo, come sepolte e perdute, e una foresta più concreta che parallelamente volge lo sguardo alla problematica rappresentazione della natura. Lieve forse. Invenzione del paesaggio ancora.
Una vacanza rispetto alla problematicità e drammaticità della rappresentazione del volto, e che ci permette di ricollocare le cose nelle giuste proporzioni, quasi in un improbabile tentativo di dimenticarci dell’uomo e della sua presenza schiacciante e invasiva sempre.

L’idea di foresta non può che essere così, per noi almeno, e soprattutto, un paesaggio mentale, luogo magico, misterioso e immaginario. Primitivo. Memoria della caduta. Oscurità fertile. Spazio domestico e selvatico al tempo stesso, abitato da ombre, scenario degli incontri e accadimenti, in cui si muove l’artista cercando possibili orientamenti, nuove piste. Incontri. Apparizioni. E storie forse.
Che la nostra esperienza del bosco non è certo così centrale nelle nostre vite anzi, eppure, nella fiaba, questo è il luogo drammatico e vitale per eccellenza, dove i fatti e il racconto accelerano. E la fiaba è lo scenario, l’innesco. La prima e paurosa e indimenticabile avventura. Luogo del ritorno. Incontro formante. Teatro. Costituzione della comunità.

Se nell’edizione precedente di Selvatico l’immagine del volto o della faccia, e maschera anche, della Testa che guarda, era qualcosa di conturbante che trovava nello sguardo doppio, nel vedere e nell’esser visti contemporaneamente dall’altro, il suo centro e fuoco di violenta bellezza, in questo caso l’immagine ora proposta vive invece di una moltitudine di centri o assenza esplosa e dispersa di questi punti: disordine e casualità apparenti, mancanza di vertici e approdi, superficie che permette una visione che si avvicina in qualche modo alla contemplazione e sospensione del tempo; condizione della pittura, immagine ferma in cui divagare e andare alla deriva, dove non sai.

Plurale e collettivo lo sguardo che innerva Selvatico, che costruisce mostre numerose che hanno al tempo stesso la presunzione di disegnare un andamento diverso e differente da quello di una semplice mostra collettiva, costruendo piuttosto una mappa, un arcipelago o costellazione di personali collegate e connesse tra loro e ai luoghi che le ospitano e accolgono.
Mostre che coinvolgono un nutrito numero di artisti di varia provenienza geografica e anagrafica in un confronto e dialogo fertile con una serie di spazi espositivi e luoghi del contemporaneo nella bassa Romagna da cui Selvatico nasce e si allarga. Una mostra diffusa in più sedi che guarda principalmente se non esclusivamente alla pittura, con rare e preziose ramificazioni nel disegno e collage; soprattutto a una pittura che prova ancora a misurarsi con la reinvenzione del paesaggio e, parallelamente, con la presenza centrale del segno, a creare un quasi ossimoro di una pittura disegnata.
Panorama di luce. Notturni.

La foresta radice-labirinto, il mondo che si capovolge, il sottosopra e il doppio, l’ombra di un’ombra, il labirinto delle idee e pensieri e immagini e pennellate attraverso cui deve districarsi e muoversi l’artista, e in cui lo spettatore sarà chiamato a sua volta a entrare tracciando altre geografie e narrazioni e mappe. Orientandosi nella foresta di segni e visioni. Congiungendo punti, cose viste e memorie. Affacciandosi su inaspettate finestre e aperture rappresentate sia dai dipinti inseriti nel percorso espositivo, sia dai luoghi recuperati per l’occasione e restituiti temporaneamente che, insieme ai musei presenti sul territorio e coinvolti dalle mostre, creano una rete che permette anche di scoprire, non solo gli autori e l’architettura vegetale e andamento e crescita e sviluppo della mostra, ma anche il territorio, le sue caratteristiche, le sue vocazioni e connessioni.
Un invito al viaggio. Piccolo. Tremante.

05.07.17 - Free Friday

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CRAG – www.cragallery.com

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