© COPYRIGHT 2017. ENRICO MINGUZZI

29.08.17 - Upcoming – Selvatico [DODICI]

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FORESTA. Pittura Natura Animale

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FORLI’ / Inaugurazione mercoledì 6 settembre
6.9.17 – 8.10.17
GALLERIA MARCOLINI
Lorenzo di Lucido – Alessandro Finocchiaro – Giulio Catelli – Annalisa Fulvi

2
FUSIGNANO / Inaugurazione giovedì 7 settembre
7.9.17 – 26-11-17
MUSEO CIVICO SAN ROCCO / COMUNE DI FUSIGNANO
2.1 Comune di Fusignano
Cesare Baracca – Lucia Baldini – Federica Giulianini – Martina Roberts
2.2 Museo civico San Rocco
Luca de Angelis – Giulia Dall’Olio – Cesare Baracca – Lucia Baldini
2.3 Raccolta targhe devozionali
Marina Girardi

> 3
COTIGNOLA / Inaugurazione sabato 30 settembre
30.9.17 – 26.11.17
PALAZZO PEZZI / MUSEO CIVICO LUIGI VAROLI
3.1 Palazzo Pezzi
Marco Samorè – Silvia Chiarini – Giovanni Lanzoni – Giulio Zanet
Marco Salvetti –  Jacopo Casadei – Antonio Bardino – Matteo Nuti
Vera Portatadino – Giovanni Blanco – Domenico Grenci
Debora Romei – Marco Andrighetto – Denis Riva
3.2 Palazzo Sforza [solo] Rudy Cremonini
3.3 Casa Varoli [solo] Alessandro Saturno
Massimo Pulini – Alberto Zamboni – Vittorio D’Augusta

> 4
FAENZA / Inaugurazione venerdì 13 ottobre
13.10.17 – 12.11.17
MIC MUSEO INTERNAZIONALE DELLE CERAMICHE
[solo] Lorenza Boisi

> 5
BAGNACAVALLO / Inaugurazione sabato 14 ottobre
CONVENTO DI SAN FRANCESCO
14.10.17 – 26.11.17 5.1
Salette garzoniane [solo] Mirko Baricchi
5.2 Manica lunga [solo] Luca Coser – Lorenzo di Lucido
5.3 Primo piano Paola Angelini – Enrico Minguzzi – Elena Hamerski
Massimiliano Fabbri – Lorenza Boisi – Luca Caccioni
5.4 Sala delle capriate Veronica Azzinari

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RIMINI / Inaugurazione sabato 4 novembre
ALA NUOVA DEL MUSEO DELLA CITTÀ
4.11.17 – 16.12.17 [solo] Giovanni Frangi

Selvatico è una geografia fatta di luoghi e persone, e cose, se per cose si intendono i posti, le case, e i dipinti che fanno la mostra, gli oggetti e le storie e le tensioni, e il futuro anche, che sonnambulo e pulsante è nei musei.
Una mappa che congiunge una pluralità di spazi e artisti all’interno di un percorso che si disegna, snoda e ramifica attraverso una costellazione di mostre diffuse nel paesaggio e in alcuni dei luoghi del contemporaneo in Romagna.
Selvatico è un arcipelago e le sue mostre isole interconnesse.
Piccole città e musei, spazi espositivi e gallerie, edifici dormienti recuperati per l’occasione, contenitori e contenuti collegati da un progetto che tiene insieme e intreccia, un po’ ossimoricamente, arti visive e provincia intorno a un quasi tema; o suggestione. Più o meno nell’aria, segnale intercettato, basso continuo.
Selvatico stazione ricevente. Trasmissione.
A governare la mostra e le sue sezioni diffuse e articolate nel territorio, così come a orientare la chiamata agli artisti, è infatti un’immagine, aperta interrogante; un umore o desiderio: rilanciato, ingigantito, esploso e irradiante, tradotto e fatto a pezzetti, poi disperso e sparso in più direzioni. Divergenze e contrasti. Risonanze e affinità. In questo attrito dubitante l’esattezza.
Selvatico amplifica e asseconda questo disordine e caos, e cerca al contempo di mettere ordine riconducendo tutto a una forma unica, esemplare, una specie di mosaico in cui le parti si incastrano perfettamente e incontrano trovando e svelando corrispondenze potenti.
Con andamento centripeta che porta dentro, giù, in specie di gorgo; e un altro, opposto, che centrifugo allontana e allarga ed estende la visione fino a spingerla un po’ più in là.
Con suo andamento e crescita e sviluppo vegetale, bisognoso di tempo, aggiustamenti e assestamenti, scosse e perdite, e coltivazioni. E attese. Lentezza, certo.
Un modo di vedere che si definisce e precisa nel tempo e nello spazio dentro a punti di vista molti. Nell’incontro.

L’immagine di questa edizione di Selvatico è quella della foresta, intesa non tanto o non solo come sguardo rivolto a quell’attenzione che da parte di molti artisti si volge ancora e nuovamente alla natura e sua rappresentazione, e alla re-invenzione del paesaggio tutto per certi versi, ma anche e soprattutto come condizione della pittura stessa, linguaggio e dimensione che guidano la scelta, presenza e lavoro dei quaranta autori in mostra.
Una solitudine di foresta, plurale e molteplice, che si declina e infittisce via via addentrandosi e sperdendosi in una moltitudine di sguardi e possibilità, e che è anche metafora e riflesso dello stratificarsi in pelli, velature, notti interne e profondità radiografiche e quasi geologiche della pittura e del dipingere stesso.
Pittura come foresta quindi.  Pittura che si sostituisce alla natura.
Pittura vs natura, a dire di un conflitto o impossibilità. Fratture e ferite che la pratica e disciplina del dipingere cercano di risanare e cucire. Preghiere. Mancanze. Esplorazioni. Distanze. Abbandoni. Assalti. La pittura come belva. Acquattata.
Animale.
La pittura è più intelligente di noi.

E l’idea di foresta che ci riporta infine alla condizione periferica e laterale, di selva appunto, che ha sempre caratterizzato Selvatico a partire dal suo titolo e dalla sua ostinata presenza e posizione ai margini, lontano dai grandi centri. Qualcosa che ha a che fare con una certa idea di confine e sua mobilità ambiguità. Bordi. Geografia ripensata attraverso il movimento. Risposta a un vuoto. Reazione. Una rete, per quanto abusata sia questa parola.
Una rassegna di campagna alle sue origini, dodici anni e dodici mostre fa, e che ora chiude un cerchio, a partire dal suo stesso titolo e sguardo non addomesticato, occhio che nemmeno si può dire del tutto selvaggio.

La parola foresta con il suo carico e bagaglio di immagini e narrazioni innesca così, incontrandosi e sovrapponendosi con pittura e disegno, una sorta di cortocircuito, un labirinto di senso e sensi capace di perdersi e definirsi nel dettaglio, nel frammento di natura, nel vortice e mantra della decorazione talvolta e, al tempo stesso, capace di interrogarsi sulla pittura stessa, sulle sue infinite modalità e significati e alfabeti, e fallimenti e potenti e ciclici ritorni. Pittura fiume. Riaffiorante. Inattesa.
Da una parte la presenza forte ripetuta rassicurante romantica inquietante stucchevole ricorrente di scorci di vegetazione e verdi molti nelle opere presenti, panorami e paesaggi, foglie, trame arboree, radici, nuvole, pezzi e lembi di cielo, orizzonti intravisti infiniti, vento, onde, dall’altra una foresta di segni e immagini che l’artista deve coltivare, far crescere e mettere in ordine, e poi abbandonare per strada anche, districandosi in essa per trovare il sentiero che orienta e conduce fuori dal bosco, e alla visione infine. O quel che ne resta. Perdendosi nel groviglio fitto di ombre, echi e fantasmi che la popolano, abitano e attraversano.
Pittura come tentativo di orientamento. E ascolto. Interno; e del mondo. Pittura come mediazione. Sforzo di equilibrio costante.
La pittura come foresta. Una foresta di immagini e segni senza fine: visioni che ci investono, travolgono e poi sedimentano sommerse nella memoria e nel tempo, come sepolte e perdute, e una foresta più concreta che parallelamente volge lo sguardo alla problematica rappresentazione della natura. Lieve forse. Invenzione del paesaggio ancora.
Una vacanza rispetto alla problematicità e drammaticità della rappresentazione del volto, e che ci permette di ricollocare le cose nelle giuste proporzioni, quasi in un improbabile tentativo di dimenticarci dell’uomo e della sua presenza schiacciante e invasiva sempre.

L’idea di foresta non può che essere così, per noi almeno, e soprattutto, un paesaggio mentale, luogo magico, misterioso e immaginario. Primitivo. Memoria della caduta. Oscurità fertile. Spazio domestico e selvatico al tempo stesso, abitato da ombre, scenario degli incontri e accadimenti, in cui si muove l’artista cercando possibili orientamenti, nuove piste. Incontri. Apparizioni. E storie forse.
Che la nostra esperienza del bosco non è certo così centrale nelle nostre vite anzi, eppure, nella fiaba, questo è il luogo drammatico e vitale per eccellenza, dove i fatti e il racconto accelerano. E la fiaba è lo scenario, l’innesco. La prima e paurosa e indimenticabile avventura. Luogo del ritorno. Incontro formante. Teatro. Costituzione della comunità.

Se nell’edizione precedente di Selvatico l’immagine del volto o della faccia, e maschera anche, della Testa che guarda, era qualcosa di conturbante che trovava nello sguardo doppio, nel vedere e nell’esser visti contemporaneamente dall’altro, il suo centro e fuoco di violenta bellezza, in questo caso l’immagine ora proposta vive invece di una moltitudine di centri o assenza esplosa e dispersa di questi punti: disordine e casualità apparenti, mancanza di vertici e approdi, superficie che permette una visione che si avvicina in qualche modo alla contemplazione e sospensione del tempo; condizione della pittura, immagine ferma in cui divagare e andare alla deriva, dove non sai.

Plurale e collettivo lo sguardo che innerva Selvatico, che costruisce mostre numerose che hanno al tempo stesso la presunzione di disegnare un andamento diverso e differente da quello di una semplice mostra collettiva, costruendo piuttosto una mappa, un arcipelago o costellazione di personali collegate e connesse tra loro e ai luoghi che le ospitano e accolgono.
Mostre che coinvolgono un nutrito numero di artisti di varia provenienza geografica e anagrafica in un confronto e dialogo fertile con una serie di spazi espositivi e luoghi del contemporaneo nella bassa Romagna da cui Selvatico nasce e si allarga. Una mostra diffusa in più sedi che guarda principalmente se non esclusivamente alla pittura, con rare e preziose ramificazioni nel disegno e collage; soprattutto a una pittura che prova ancora a misurarsi con la reinvenzione del paesaggio e, parallelamente, con la presenza centrale del segno, a creare un quasi ossimoro di una pittura disegnata.
Panorama di luce. Notturni.

La foresta radice-labirinto, il mondo che si capovolge, il sottosopra e il doppio, l’ombra di un’ombra, il labirinto delle idee e pensieri e immagini e pennellate attraverso cui deve districarsi e muoversi l’artista, e in cui lo spettatore sarà chiamato a sua volta a entrare tracciando altre geografie e narrazioni e mappe. Orientandosi nella foresta di segni e visioni. Congiungendo punti, cose viste e memorie. Affacciandosi su inaspettate finestre e aperture rappresentate sia dai dipinti inseriti nel percorso espositivo, sia dai luoghi recuperati per l’occasione e restituiti temporaneamente che, insieme ai musei presenti sul territorio e coinvolti dalle mostre, creano una rete che permette anche di scoprire, non solo gli autori e l’architettura vegetale e andamento e crescita e sviluppo della mostra, ma anche il territorio, le sue caratteristiche, le sue vocazioni e connessioni.
Un invito al viaggio. Piccolo. Tremante.

05.07.17 - Free Friday

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CRAG – www.cragallery.com

02.06.17 - Ottanta artisti per il Combat prize. Annunciata la shortlist dell’ottava edizione

Incanto (disturbo), oil on canvas, cm 80 x 100, 2017

Felice di essere tra i finalisti 2017.

https://www.premiocombat.it/finalisti

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DA EXIBART.COM

Cinque sezioni, sette premi, ottanta artisti. Annunciata la shortlist dei finalisti del Combat Prize, il concorso giunto all’ottava edizione, per il quale non ci sono limiti di età ne vincoli di tema. Invariati i premi che, oltre alla mostra dedicata a tutti i finalisti e visitabile dal 24 giugno al Museo Civico Giovanni Fattori e alla Fortezza Vecchia di Livorno, consistono in 6mila euro per i vincitori delle sezioni Pittura e Fotografia, e 4mila per Grafica, Video e Scultura-Installazione. Gradito il ritorno del “Fattori Contemporaneo”, premio ideato dal Comune di Livorno che offre la possibilità di una personale al Museo Fattori con la pubblicazione del catalogo, mentre debutta il premio “Art Tracker” in collaborazione con Lucca Art Fair, dove quattro artisti selezionati tra i finalisti saranno inseriti nella programmazione eventi della fiera con un progetto curatoriale dedicato.
Nelle cinque categorie, a spuntarla tra 1200 artisti provenienti da 54 paesi, selezionati da una giuria composta da Walter Guadagnini, Stefano Taddei, Lorenzo Bruni, Lorenzo Balbi, Francesca Baboni, Elio Grazioli e Andrea Bruciati, sono stati:
Pittura
Enrico Azzolini, Romina Bassu, Chiara Campanile, Francesca Chioato, Antonella Cinelli, Barbara De Vivi, Anna Eleonora Fabrizi, Maurizio Faleni, Ilaria Fasoli, Andrea Fiorino, Francesco Fossati, Francesco Fusi, Giulio Saverio Rossi, Niklaus Manuel Güdel, Judit Horvath Loczi, Jacked, Andrea Lucchesi, Enrico Minguzzi, Floriana Mitchell, Matteo Nuti, Silvia Paci, Marco Pariani, Laura Pedizzi, Ettore Pinelli, Errika Pontevichi, Michele Savino, Federico Severino, Mattia Sinigaglia, Lisa Stefani, Eva Chiara Trevisan
Grafica
Laura Allegro, Kalina Danailova, Goran Dragas, Massimiliano Galliani, Maddalena Granziera, Giorgia Lo Faso, Stefania Mazzola, Vincenzo Merola, More Of Sabs, Fernando Salmon Iza
Fotografia
Alessandro Calabrese, Valentina De Rosa, Alessio Deluca, Deva Photographer, Anna Di Prospero, Luca Gilli, Marco Groppi, Giovanni Guadagnoli, Hiroshi Kawazumi, Mayor, Anna Messere, Simone Mizzotti, Samuele Mollo, Gloria Pasotti, Petripaselli, Lorenzo Pingitore, Andrea Santese, Karin Schmuck, Alberto Sinigaglia, Jacopo Valentini
Scultura/Installazione
Martina Brugnara, Francesco Finotti, Monika Grycko, Giuseppe Inglese, Mat Toan E Pamela Pintus, Simone Monsi, Mauro Panichella, Davide Sgambaro, Silvia Vendramel, Carloalberto Treccani
VIDEO
Bowman, Pamela Breda, Christina G Hadley, Ana Dévora, Roberto Fassone, Hirokazu Fukawa, Silvia Giambrone, Irene Lupi, Matteo Mezzadri, Victor Valobonsi

02.05.17 - Artist Residency @AREACREATIVA42

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www.areacreativa42.com

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MONDI PARALLELI. Marco Abbamondi | Dario Agrimi | Enrico Minguzzi | Barbara Nati Capri, AICA | Andrea Ingenito Contemporary Art 23 aprile – 20 maggio 2017 Inaugura sabato 22 aprile, ore 18.30 Ricomincia la stagione estiva della sede caprese delle gallerie AICA | Andrea Ingenito Contemporary Art con la mostra Mondi Paralleli, un progetto di quattro talentuosi artisti: Marco Abbamondi, Dario Agrimi, Enrico Minguzzi e Barbara Nati. In esposizione circa 20 opere tra lavori su tela, fotografie e sculture. I Mondi Paralleli sono personali riflessioni sulla rappresentazione della realtà che ci circonda. Ciascuno di questi giovani artisti ha saputo farsi interprete, attraverso un linguaggio estremamente contemporaneo e accattivante, di un punto di vista che da personale diventa universale. I Mondi Paralleli dialogano senza mai incrociarsi, catturando l’occhio dello spettatore, forniscono un’interessante rassegna sui molteplici linguaggi dell’arte contemporanea. Le opere di Marco Abbamondi, Napoli 1974, traggono ispirazione dalla Natura: forme biomorfe segnano in maniera decisa il suo stile particolare. Nel proprio lavoro estrinseca un rapporto “fisico” con la materia, con la tela, con l’oggetto. I lavori di Dario Agrimi, Atri 1980, sono il frutto di una ricerca iperrealista in cui le distanze tra realtà e finzione vengono meno, le figure in continuo divenire spaziano dall’ironico al grottesco, ci conducono inevitabilmente ad interrogarci sulla natura delle cose. Enrico Minguzzi, Bagnacavallo 1981, unisce nella sua opera criteri tradizionali e soluzioni innovative, con un interesse specifico per la natura. L’atmosfera dei paesaggi rappresentati riesce a penetrare lo sguardo dello spettatore e a far percepire il profumo del legno, delle foglie, della neve. Barbara Nati, Roma 1980, riflette attraverso la fotografia un mondo complesso in cui i linguaggi si incrociano e si contaminano. Scatti dalle atmosfere oniriche, utopiche, talvolta apocalittiche mirano ad analizzare il caos che regna sotto la superficie della realtà, pur mantenendo uno sguardo sempre carico di ironia e leggerezza. La mostra sarà visibile fino al 21 maggio. Nel corso della stagione si avvicenderanno, inoltre, altri tre importanti eventi, una grande artista americana e un altro artista internazionale occuperanno le sale della galleria nei mesi estivi fino alla chiusura di settembre con un grande nome dell’arte italiana.

Informazioni utili Indirizzo Date Inaugurazione Orari Info al pubblico AICA Andrea Ingenito Contemporary Art | Via Le Botteghe 56, Capri 23 aprile – 20 maggio 2017 sabato 22 aprile, ore 18.30 da martedì a domenica, h. 18 – 22.30 081.0490829 | info@ai-ca.com | www.ai-ca.com

30.11.16 - Upcoming group show

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15.04.16 - Del buio e altre storie di luce / installation view

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Solo show / del buio e altre storie di luce / installation view

08.03.16 - //del buio e altre storie di luce\\

19 marzo, oil on linen, cm 40 x 50, 2016

Venerdì 18 marzo alle ore 18.30 in via Matteo Pescatore 11/D, la galleria Opere Scelte inaugura Del buio e altre storie di luce, personale di Enrico Minguzzi.

L’esposizione è un elogio che l’artista fa alla luce attraverso una serie di lavori inediti: natura rigogliosa, che come lui stesso afferma è “vista attraverso il filtro della nostra contemporaneità”. I paesaggi di Minguzzi nascono dai ricordi delle sue terre, ricostruzioni dei luoghi che ha vissuto, visitato e sognato, intercalati spesso da pattern o linee, elementi facilmente riconducibili a visioni multimediali. L’elemento irreale e artificiale è sempre presente, anche se a volte è meno evidente – ne sono un esempio le differenti fonti di luce che agiscono contemporaneamente nel paesaggio bucolico – invasioni che riescono a fondersi con la natura, dandole la possibilità di esprimersi al massimo. I luoghi sembrano mediati da una lente ultrasensibile capace di mostrarne la vera essenza: narrazioni che la luce concede a forme e a colori, di giorno e di notte. In mostra, gli ultimi lavori dell’artista propongono visioni notturne e diurne che introducono nella sua ricerca colori più brillanti, saturi e accesi.
Pennellate rapide e spesse si alternano a particolari dettagliatamente definiti, a tecniche industriali o a pratiche orientali. Le diverse modalità descrittive conferiscono alle immagini differenti velocità di osservazione; si entra all’interno del paesaggio e all’interno della materia che prende vita nella sovrapposizione di trasparenze.
Nella complessità della sua pittura, Enrico Minguzzi rappresenta la semplicità e la bellezza della natura, percepita da un uomo permeato anche di cultura tecnologica che però non utilizza direttamente, pur esplicitandone l’essenza.

La mostra sarà allestita fino a sabato 30 aprile 2016.

15.07.15 - MODULO FEST 2015 / installation view

MODULO FEST 2015 / installation view

MODULO FEST 2015 / centro climatico marino, Milano Marittima / INSTALLATION VIEW

 

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