© COPYRIGHT 2018. ENRICO MINGUZZI

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03.10.18 - upcoming

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Art Verona 2018 – Andrea Ingenito Contemporary Art – Main Section

03.07.18 - Marco Petrocchi – testo per P.02

P.02 - preview02

P.02 – intervento installativo in stampa 3D all’interno del bosco di Fusignano (Ra) realizzato in occasione di Terrena, tracciati di land art in bassa Romagna

P.02

Il bosc, così viene chiamato nel dialetto locale, è il frutto di un rimboschimento elaborato da WWF e Legambiente in cui querce e carpini fanno rivivere il bosco andato distrutto nel corso della seconda guerra mondiale e che nella forma di parco esisteva fin dal XVI secolo. Siamo a Fusignano, tra l’abitato e la zona industriale, in cui alberi zone cespugliose e arbustive sono state impiantate per il rigoglio di un’identità territoriale che la natura dovrebbe richiamare e radicare. Spingendoci al di là delle implicazione idealiste e romantiche rileviamo che ciò che si è realizzato è un interstizio nella realtà, una vera e propria installazione, che mette in crisi il concetto di natura come qualcosa che preesiste e persiste facendone una creazione, il prodotto simbolico in cui storia cultura e flora della propria terra si ravvivano e si coltivano a vicenda. E’ in questa aporia che Enrico Minguzzi a sua volta installa l’opera “P.02”, una prima e molto diversa versione era già stata presentata a Rivarolo, presso Areacreativa42, che si immette nella natura creando un ponte con essa, ma allo stesso tempo sfidandola, mettendo in crisi la sovrapposizione stessa dei concetti di originario e naturale.

Un passo indietro: le forme che vediamo escresce dai tronchi, sospese fra i rami delle chiome degli alberi, sono realizzate attraverso una complessa procedura che si avvale di materiale naturale ma di strumenti tecnologici per elaborarlo. L’artista è partito dalla registrazione dei suoni che all’interno del bosco si producono naturalmente, in condizioni climatiche e temporali diverse, all’alba, al tramonto o nelle successive ora della giornata; quelli vegetali o animali propri del suo isolamento interno, ma anche di tutto ciò che riesce a penetrarlo, i fenomeni atmosferici quanto i rumori provenienti dalla vicina strada e dai caseggiati limitrofi. Insomma, i microfoni di Minguzzi hanno carpito il continuo movimento acustico della realtà boschifera, in una sorta di appropriazione ambientale pre-visiva. L’artista ha selezionato parti delle molte ore memorizzate, privilegiando le alternanze di suoni con contrasti ben udibili, per poi, una volta puliti, affinché fossero più distinguibili, lasciarne la conversione visiva ad un software e la realizzazione materiale all’impersonale braccio della stampante 3D che ha modellato 32 blocchi tridimensionali in PLA, materiale organico biodegradabile, che ricordano vagamente i prospetti geologici. Ogni forma tridimensionale corrisponde a quattro minuti di registrazione. La prassi scelta, con l’uso di strumentazioni digitali, implica una certa distanza tra l’autore e la sua opera. Le forme nascono dall’intimità stessa della natura più che da quella dell’artista, eppure la trascendono, si distanziano anche da essa. I colori usati, viola rosa magenta, sono di forte impatto rapportati ad un contesto che tende al monocromo verde e pongono immediatamente un problema di coesistenza estetica con il paesaggio. Esse sono degli implementi, supplementi virtuali che sovrapponendosi aumentano la realtà stessa che sembrano infettare, che attaccano ma a cui sono sono attaccate, come i parassiti ( non è quella virtuale una dimensione parassita della realtà? ) costituendo per l’avventore che si inoltra nel bosco l’effetto di uno spiazzamento, un disorientamento, lo spaesamento che costituisce una sensazione di irrealtà rispetto al presente attuale, un ritardo della visione: qual’è la realtà che viene prima? L’immagine della natura o ciò che germina su di essa? Queste forme parassite ci pongono di fronte ad una unità, quella della realtà della visione ormai biforcata e da questa problematicità risulta una competizione fra i campi visivi, una frattura nella relazione con il contesto, in questo caso con la natura stessa in quanto oggettiva, e fa dell’opera un esperimento per cui tale complessità va risolta da ognuno soggettivamente. L’Installazione artistica, infatti, è anche uno spazio in cui si mette in discussione l’autonomia estetica dell’opera, poiché ogni avventore vi partecipa con la sua singolarità. L’installazione aspira ad essere più che a dire, è una macchina per significare, la sua vita(lità) sta proprio in questo continuo offrirsi alla significazione piuttosto che offrire un significato.

La biodegradabilità permette di parlare di reversibilità, di circolarità dei fenomeni naturali e delle idee, ma al di là di un facile naturalismo quella in atto è soprattutto un’estetica della sparizione: l’opera non invecchia ma cambia costantemente, ha una propria apparenza negativa che consiste nella sua stessa sfuggenza, ossia nella sua progressiva scomparsa. L’arte instaura una sorta di quarta dimensione, una simultaneità con il contesto che coincide con la sua stessa invisibilità e che è il lato opposto della visibilità irreale dell’opera. La dileguazione di queste forme parassite sancisce il loro ritorno all’atmosfera acustico ambientale, pre-visiva , da cui provengono. Nella loro massa pulsa il vuoto, ferve quel nulla a cui sono state destinate. Esse sono tutte nella contraddizione di una creazione priva del gesto dell’artista, creazione che si nega poiché nel momento in cui si dà prevede una demoltiplicazione, distilla la propria dissolvenza. La negazione di sé è il motore di questo lavoro, il suo principio animatore. Esso verrà a mancare: la degradibilità è quella di tutto ciò che è esposto, che concedendosi allo sguardo si consuma, ma che attraverso il consumo di sé sfugge lo sguardo. Questa continuata sparizione non è soltanto il lavoro del

negativo, è anche e soprattutto il movimento incessante dell’opera, il suo essere invio, destinamento, che costituisce il cuore della poetica di Enrico Minguzzi.

Tutto è giocato sul registro dell’ambiguità: la natura addomesticata dall’uomo, la materia organica che tende al nulla ma creata dal “nulla” da una macchina, la stampante 3D; i colori scioccanti ma capaci di giocare naturalmente con le luci e le ombre del contesto in cui si trovano ( il magenta, ad esempio, è un colore complementare del verde che luce verde assorbe ). Ambiguità non come incertezza, sospensione tra due mondi, quello artificiale e quello naturale, ma come apertura prolifica di senso, come squarcio in cui allo stesso tempo si espone e si mette in crisi il concetto stesso di origine, la sua naturalità.

Natura ed arte sono percepite entrambe come forze creatrici. Nel sentimento della natura è implicata l’idea di qualcosa di originario e anteriore, una percezione dell’essere per com’è, intatto, integro, primario ( << è la mia natura>> diciamo intendendo qualcosa di fondativo e immutabile ). La natura come un dentro, come ciò che ci crea precedendoci nella sua perenne priorità. A lei associamo una sorta di nudità dell’essere che si offre originario. E’ qui che l’intervento artistico di Minguzzi si inserisce ( letteralmente visto che parliamo di un’installazione ) ossia nella produzione stessa dell’origine attraverso la creatività – in questo caso attraverso masse modellate, la loro disposizione atmosferica e la reattività delle relative colorazioni – perché l’arte fa questo, origina un mondo ed è il mondo attraverso cui l’artista si origina, nel far ciò sfidando la natura, facendosi natura a sua volta. Arte e natura quindi non in un rapporto mimetico in cui si fissano reciprocamente e si specchiano, ma in una sorta di contrasto, di competizione che genera un disequilibrio che è un accesso all’origine, l’apertura per cui l’Essere si libera e si precipita rendendo evidente che esso è il fenomeno del suo stesso movimento, della sua stessa circolazione.

Marco Petrocchi

P.02 è stata realizzata grazie al prezioso supporto di Thomas Pilani e MAGMA, con il contributo di WASP e dell’ Unione dei Comuni della Bassa Romagna, patrocinato dalla Regione Emilia Romagna ed il Comune di Fusignano

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Inaugurazione sabato 7 luglio 2018 ore 18:30 – accesso consigliato da Viale Romagna, Fusignano (Ra). A seguito la serata proseguirà a cura di MAGMA / Terrena open air party

Nella serata inaugurale sarà allestita un’illuminazione di luci cangianti curata da Daniele Torcellini.

Visitabile tutti i giorni della settimana dall’alba al tramonto.

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terrenalandart.it

www.wasproject.it

magma.zone

19.06.18 - Upcoming / P.02 / intervento site-specific

Installazione nel bosco di Fusignano dell’opera intitolata “P.02”, un intervento che riconduce a parte dell’immaginario presente nel lavoro pittorico dell’artista Enrico Minguzzi: “Inserisco all’interno della natura che rappresento elementi estranei, a volte geometrici simili ai frattali, al fine di modificare la naturale stabilità dell’immagine sottoponendola ad uno slittamento di equilibrio. In questa occasione però le forme saranno idealmente auto-generate dalla natura stessa, la quale si occuperà anche di disfarsene, instaurando un ciclo conchiuso in cui: natura genera proliferazione – natura ristabilisce natura ”.
Visite: tutti i giorni della settimana, dall’alba al tramonto, fino al dissolversi completo dell’opera / Accesso consigliato da Viale Romagna.

Inaugurazione 7 luglio dalle 18.30 Accesso consigliato da Via S. Barbara
• 18:30 – Inaugurazione “P.02” intervento site-specific nel bosco di Enrico Minguzzi;
• 19:15 – nnls (Dusky Adriatic) IT
• 20:00 – Francesco Rossini IT
• 20:45 – Seb Hall b2b Birds Of Rhythm (Lips & Rhythm) USA
• 21:30 – Young Marco (Dekmantel)
(fino alle 24:00)
Durante la serata si potrà ascoltare musica e ballare con un guest di tutto rilievo: Young Marco, artista poliedrico e vulcano di idee cresciuto tra le diverse anime di una città come Amsterdam, in pieno cambiamento, passato tra vari ruoli in etichette, negozi di dischi, studio e consolle. Con un gusto disco-house tra il balearic spinto e l’afro-house la gavetta l’ha fatta tra gli olandesi della Rush Hour e uno dei personaggi dei film che preferisce è R2D2, il robot di Star Wars.
Young Marco condividerà la consolle con gli americani Seb Hall e Birds Of Rhythm e gli italiani Francesco Rossini e nnls.

Dalle 19:00 in poi, in attesa Young Marco, potrete portare il vostro pic-nic da casa o scegliere quello preparato dalle Mattarelloaway.

Dove: Bosco di Fusignano (RA)
https://goo.gl/maps/4N2LZZNTYi72

Questo appuntamento è parte di Terrena – tracciati di land art in bassa Romagnaterrenalandart.it/

Evento Facebook 7 luglio > https://www.facebook.com/events/411650862666739/

Evento Facebook Terrena > https://www.facebook.com/events/2128238760549991/

19.06.18 - Studio visit

Atelier 06 – Enrico Minguzzi from DOC – Arte Romagna on Vimeo.

30.04.18 - OCCURRENS – Silvia Argiolas/Enrico Minguzzi/Giuliano Sale

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CRAG Gallery is pleased to open the exhibition “Occurrens – Silvia Argiolas, Enrico Minguzzi and Giuliano Sale”, organised as part of the project of the first edition of “Fo.To. Photographers in Turin”, an initiative conceived and promoted by the Museo Ettore Fico (https://www.fotografi–torino.it).

With great enthusiasm, CRAG decided to participate, presenting a project that combines photography and painting, to discover a multi-faceted night time in Turin.

The exhibition period also includes numerous initiatives, including the Notte Bianca and the presentation of artist’s books on the occasion of the off events of the Salone del Libro.

30.04.18 - CANTIERE DISEGNO – Biennale Disegno Rimini

08-2018

Cantiere Disegno.

Cinquanta artisti nelle stanze del contemporaneo a cura di Andrea LosavioAnnamaria Bernucci e Massimo Pulini

Museo della Città, Ala Nuova del Museo via Tonini 128 aprile – 15 luglio 2018

In qualche misura tutti i disegni abitano quel passaggio che sta tra lo stato aereo del pensiero e quello concreto dell’opera, tra la vaghezza delle idee e la solidità delle azioni, tra il regno dell’imponderabile e quello della percezione. La metamorfosi di un segno che sul foglio inizia ad assumere una forma, è sempre un’epifania di senso, al pari di un movimento che si tramuta in viaggio. Il disegno racconta e nasconde, lascia intuire e cancella, è metafora della conoscenza e dell’ignoto. Tra tutti gli strumenti dispiegati dall’orchestra di un artista la matita e la carta sono paragonabili a un pianoforte, per essere luogo della composizione e per il livello di estensione che consentono, dall’evanescenza appuntita e argentea alla più nera e sgranata marcatura; dallo sfumato più espanso al nitore più concentrato.

Soffia il caldo e il freddo dalla medesima bocca, la frase di Erasmo da Rotterdam, desunta da un’espressione di Boccaccio, sembra adattabile all’atto stesso di disegnare. Il disegno è una bocca che canta, parla, mangia, fischia, alita, soffia e bacia.

Attraverso l’alfabeto e la capacità evocativa dei segni, con la traccia di una materia senza peso, si può comporre un volto umano, eppure basta aggiungere o sottrarre uno di quei tratti vergati sul foglio che il reale può svanire d’incanto e al suo posto si incontra il mostruoso o il mistero, basta un segno e dall’aulico si passa al grottesco, dalla forma all’informe, dal chiuso all’aperto, dal visibile all’invisibile. Per queste ragioni il disegno è da sempre il terreno della sperimentazione, il laboratorio delle idee, la palestra dei gesti e degli stili, il cantiere del nuovo.

3# PIANO
 
VERONICA AZZINARI / FABIO CASTELLANI / AMANDA CHIARUCCI / SEBASTIANO GUERRERA / GIAMPIERO GUERRI / LUCA LAVATORI / CHIARA LECCA / ELISA LEONINI / ALBERTO MINGOTTI / ENRICO MINGUZZI / LUCIA NANNI / STEFANO RONCI / SANDRA SANTOLINI / ALESSANDRO SICIOLDR / BETTY ZANELLI / MARTINA ZENA /
2# PIANO
 
RICCARDO ANGELINI / PRISCILLA BECCARI / ELISA BER TAGLIA / ALVISE BITTENTE / LEONARDO BLANCO / ROBERTO CATANI / JUAN CARLOS CECI / LEONARDO CEMAK / GIULIA DALL’OLIO / BARBARA GIORGIS / INCUBO ALLA BALENA / ENRICO LOMBARDI / EMILIO NANNI / BARBARA NICOLI / GILDA MARCONI SANCISI / TONI PECORARO / MARCO SMACCHIA / IURII TIMOSHENKO /
 
1# PIANO
 
2501 / SILVIA ARGIOLAS / GIOVANNA CAIMMI / LUCA CAIMMI / DEM / GIOVANNI FRANGI / GABRIELLA GIANDELLI / JAMES KALNDA / LE NOSTRE BANDIERE / OCTAVIA MONACO / MARINO NERI / PAPER RESISTANCE / DAVIDE REVIATI / SCARFUL / ALBERTO ZAMBONI / LUCA ZAMOC /

05.04.18 - invisibile / installazione site-specific

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8 aprile
Città di Valperga (To)
Inaugurazione di INVISIBILE (Enrico Minguzzi, 2018), installazione site-specific permanente.
Da un progetto sviluppato nel 2017 durante il periodo di residenza d’artista presso Areacreativa42.

Realizzata grazie al prezioso contributo di Areacreativa42 e del Comune di Valperga, con il patrocinio della Regione Piemonte

05.04.18 - esercizi dello sguardo, arte contemporanea in Romagna

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01.02.18 - -orama – museo ugonia

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ENRICO MINGUZZI
“-ORAMA”
a cura di Franco Bertoni
direttore artistico Museo Ugonia
Museo Ugonia
Brisighella
10 Febbraio – 25 marzo 2018
orario: festivi 10-12.30/ 15-17 prefestivi 15 – 17  
Inaugurazione: sabato 10 Febbraio 2018, ore 18.00
Al museo dedicato al litografo Giuseppe Ugonia espone Enrico Minguzzi.
Di fronte alle opere di Ugonia si dimentica spesso che la tecnica da lui utilizzata era, in fondo, uno dei mezzi più diffusi al tempo non solo per manifesti, illustrazioni e cartoline ma anche per i più svariati usi commerciali. Si trattava di una tecnica largamente diffusa e basata su principi chimico-fisici che in qualche modo superava il capitolo dell’incisione (pur rinverdito da Adolfo De Carolis) permettendo di raggiungere gli effetti espressivi della matita, del pastello e dell’acquarello con grande rapidità ed economia. Verranno, poi, la metallografia, la fotolitografia e l’offset, anche se la litografia è ancora utilizzata per la componentistica elettronica.
Non deve quindi stupire che, proprio in omaggio al Maestro, gran parte delle opere di Minguzzi esposte siano state realizzate con quella tecnica digitale che, oggi, è a disposizione di tutti tra cellulari, iPad, tablet, computer, i sistemi elettronici più disparati e via dicendo. Tra reale e virtuale i confini sembrano oggi elidersi (sullo schermo del computer c’è un mondo che non esiste ma che percepiamo come reale) ma va ricordato come questa nuova forma di rappresentazione resti pur sempre una possibilità e una trasmissione di contenuti che restano di paternità dell’homo analogicus. Come nel caso di Ugonia, ci troviamo di fronte al risultato di un incontro tra arte e scienza e di un modo contemporaneo di indagare ed esplorare i mille volti di una realtà tanto affascinante quanto sfuggente.
Enrico Minguzzi, nato a Cotignola nel 1981 e con studi al Liceo Artistico di Ravenna e all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha esposto a Milano, a Vicenza, a Ravenna e a Torino segnalandosi in vari premi nazionali.
Artista di confine tra figurazione e astrazione (i suoi lavori potentemente figurativi nascono su basi coloristiche largamente astratte o informali e mai da un confronto con un dato reale e tanto meno su un supporto fotografico), Minguzzi ha anche elaborato immagini tramite l’iPad, stampate a tiratura limitata. Facile è stato, per certa critica, assimilare il suo lavoro dall’apparenza liquida e metamorfica a recenti teorizzazioni di carattere sociologico. Con più ampio sguardo, occorre rilevare tuttavia che Minguzzi dimostra di sapersi confrontare con parte della grande tradizione figurativa ottocentesca (in specie di ambito preraffaellita, tra le velature e le nitidezze al microscopio di John Everett Millais o di William Henry Hunt, ma anche con qualche debito nei confronti di Caspar David Friedrich) offrendo di una realtà sublime (le alte vette, le catene montuose o brani di fulgida natura) una immagine comunque enigmatica, febbrile e pervasa da sottili sensi di inquietudine.
La mostra si intitola “-ORAMA”, come indicato dall’artista stesso, poiché si tratta del secondo elemento (derivato dal greco “veduta” o “vedere”) di parole composte come cosmorama, diorama, fotorama, georama e ortorama che, complessivamente, alludono a forme di visione. Una visione, quella di Minguzzi, che, pur ancorata a dati reali, esubera da trascrizioni e annotazioni per andare a costituirsi come un universo parallelo intriso certamente di memorie ma ancor più di interrogativi, dubbi e affondi nelle illusioni percettive di una realtà metamorfica e in continua variazione. In sostanza, si potrebbe dire che le sue opere, pan-ORAMI, indagano quel “velo di Maya” che, tra filosofie induiste, impermanenze buddiste e occultamenti delle vera essenza della realtà di memoria platonica e schopenhaueriana, si è tramutato, oggi, nel bagno generale nella realtà virtuale.
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